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mercoledì 18 febbraio 2015

Un giallo fuori dagli schemi. "La giusta distanza" di Carlo Mazzacurati 

 di Ruggero Zanatta Cottone
"Una volta qua era tutta campagna", dice Franco, interpretato da Natalino Balasso.
"È ancora tutta campagna", gli fa notare Giovanni.
"Te ne sei accorto anche tu? Non è cambiato niente", ribatte ironicamente Franco. Ma qualcosa cambierà.
Dopo una virtuosa panoramica a volo d'uccello sul fiume Po, accompagnata dalle splendide note folk dei Tin Hat Trio, planiamo con la macchina da presa di Luca Bigazzi, direttore  della fotografia del film, fino alla corriera blu che serpeggia sul lungofiume e che sarà il punto di partenza (e in qualche modo di chiusura) di tutta la vicenda.

mercoledì 18 dicembre 2013

I vizi e le virtù degli italiani. "L'ultima ruota del carro", di Giovanni Veronesi

di Valerio Cosca

L'ultima ruota del carro, per la regia di Veronesi, è un film che si presta a svariate contraddizioni. Lo si potrebbe definire un ambizioso - e non del tutto riuscito - tentativo di ridisegnare i confini della storia italiana, attraverso la vita di un personaggio qualsiasi: Ernesto Fioretti, rappresentazione di un antieroe piuttosto ingenuo, sempre preso a rapportarsi in contesti che ricordano i Malavoglia di Verga. Dapprima la famiglia della moglie Angela - anche lei antieroica, e decisamente contro ogni odierna logica femminista, assai lontana dallo stereotipo della donna forte e indipendente dall'uomo - e successivamente dall'amico Giacinto, sempre in cerca di una strada facile per il successo. 

venerdì 29 novembre 2013

Cinema spoglio. "Ossigeno" di Piero Cannizzaro

di Fiorenza Villano

Sono rimasta positivamente colpita dal docu-film visto venerdì 15 novembre: Ossigeno di Piero Cannizzaro.
Tralasciando il piacere di avere in aula non solo studenti ma altri professori e professionisti del settore, ho apprezzato l'originalità di questo documentario, di questo film.
Non ci sono effetti speciali, non ci sono movimenti particolari di telecamera (se particolare non vogliamo definire il modo in cui è stato girato), non ci sono cambiamenti di scena rilevanti, non ci sono personaggi.

giovedì 21 novembre 2013

La vita iniettata nella forma in "Noi non siamo come James Bond"

di Nicolas Bilchi


Il documentario di Mario Balsamo "Noi non siamo come James Bond" si pone all'interesse come opera estremamente poliedrica, in grado cioè di sviluppare una serie di discorsi paralleli, sorretti e nobilitati dalla riflessione metalinguistica dell'autore. 
Guardando il film si percepisce in modo chiaro che oltre la "storia" vi è una indagine portata direttamente sulle strutture che la contengono: la forma e il senso del documentario come tipologia di costruzione di un testo filmico. Di esso Balsamo contesta con veemenza la percezione superficiale, che vorrebbe il documentario essere nient'altro che registrazione assolutamente oggettiva di una realtà data a priori. 

martedì 12 novembre 2013

Corpi Nudi

di Francesca Ragozzino


In Noi non siamo come James Bond, Mario Balsamo è un documentarista che documenta se stesso. 
Il nudo, la carne, il corpo si spoglia dei suoi indumenti per ricercare i valori primari della propria ragion di vita. I punti cardinali  non guidano solamente il regista e il suo caro amico Guido Gabrielli, ma accompagnano ogni essere umano nelle sue forze e debolezze. 

domenica 10 novembre 2013

"Io sono Li" e "Terraferma". Chioggia-Lampedusa solo andata.

di Luca Petrassi

Da Chioggia a Lampedusa il viaggio è lungo e gli ambienti estremamente differenti.
A Chioggia i contrasti sono quasi assenti, la luce grigia, la nebbia fitta e il mare gelido avvolgono tutti: culture vicine e lontane; lavoratori e pensionati; sfruttati e miserabili; Italiani e Altri.
Andrea Segre, regista di Io sono Li, lo sa bene, e alla sua maniera tenta di mostrare “la realtà” della storia. Lo Spazio d’azione nel suo film gioca un ruolo ben preciso. L’umanità dei primi piani dei protagonisti è silenziosa, ma la macchina (in movimento) li segue mentre compiono azioni elementari e formulano desideri semplici; primi piani che si contrappongono in modo angosciante  alle panoramiche di porti e spiagge vuoti o semivuoti.

lunedì 28 ottobre 2013

Ritratto di una famiglia sui generis. "Anni felici", di Daniele Luchetti

di Daniele Greco

L'estate del 1974 di una famiglia romana.
Un’estate filtrata dagli occhi di un bambino di 10 anni. Un'estate di tradimenti, litigi, dissapori, confessioni e riconciliazioni.
Il padre, scultore, frustrato per la sua incapacità di uscire dalla gabbia del suo vissuto borghese. La madre, nata in una famiglia di commercianti, il cui argomento principe nelle discussioni è il denaro, ("i soldi" per usare le parole di Dario), poco interessata all'arte ma molto all'artista, frustrata dalle poche attenzioni del marito e rosa dalla gelosia.

martedì 22 ottobre 2013

Il dramma è nero. "Terraferma", di Emanuele Crialese

di Francesca Ragozzino

La regia di Emanuele Crialese in “Terraferma” punta a un’estrema drammatizzazione, sicuramente il plot incentrato sull’immigrazione contribuisce al senso di dolore e di angoscia. Il mare è  il filo conduttore, esso dona claustrofobia, in un’isola dove tutto arriva e niente esce, ad eccezione dell’ultima inquadratura. 
È inganno e tragedia con l’approdo di tanti uomini neri che rompono la quotidianità turistica e portano con sé una nebbia nera che ricopre le vite e lo sguardo degli isolani, costretti a guardare con gli occhi della verità, cambiando le loro prospettive e priorità. Ad eccezione di alcuni personaggi, che rimarranno fermi, fin troppo, sui loro principi, del tutto opposti al messaggio di solidarietà ed impegno civile su cui punta il film. 

"Reality". L'occhio giudice di Matteo Garrone

di Nicolas Bilchi

Penso che "Reality" di Matteo Garrone sia un film importante sopratutto perché dimostra definitivamente la piena maturità registica di questo autore. 
Il contenuto essenziale dell'opera consiste nel mostrare l'esistenza, attraverso le vicende di un pescivendolo napoletano che partecipa alle selezioni del Grande Fratello e attraverso l'attesa di un verdetto che non arriva e stravolge la sua vita e modifica il suo modo di rapportarsi al mondo, di una industria culturale che, servendosi della televisione quale medium in grado di creare una comunicazione unilaterale con un elevatissimo numero di fruitori, mira all'edificazione di un sistema di valori che il regista giudica evidentemente distruttivo: per raggiungere il successo, la notorietà, per arrivare ad una piena realizzazione del sé e per migliorare la propria condizione sociale, l'unica via possibile è "andare in TV", partecipare ad un reality show, e aderire necessariamente ai canoni estetico-comportamentali che il sistema impone quali requisiti fondamentali per esserne "accettati".

mercoledì 16 ottobre 2013

Ritratto di un Maestro. "Che strano chiamarsi Federico", di Ettore Scola

di Francesca Ragozzino


Scola ha realizzato un incantevole ritratto di Federico Fellini, un mosaico di interviste, disegni, voci, ricordi, fotografie, video e finzione. Per il ventennale della sua morte, il film riesce a mantenere quel carattere eccentrico e del tutto particolare proprio del Maestro. E solamente un caro amico e compagno di vita come Scola poteva mettere insieme in tal modo tutti i ricordi, permettendo un’immersione cangiante e totale in quel periodo incantevole e pieno di sogni.

L'Italia nello specchio del cinema. "Il Caimano", di Nanni Moretti

di Laura Sabatini

La trama si snoda su di un doppio livello: quello della realtà, che segue le vicende del produttore Bruno Bonomo (Silvio Orlando), e quello della finzione in cui viene rappresentata in forma filmica la sceneggiatura, ispirata ai fatti della vita di Berlusconi, intorno alla quale si snoda l'intero il film. Le vite dei due protagonisti, Bruno ed il Caimano, sembrano avere un andamento diametralmente opposto. Bruno, produttore fallito e pieno di debiti, sta vivendo un periodo difficile, non solo sul piano lavorativo, ma anche su quello personale dal momento che la moglie (Margherita Buy) lo ha appena lasciato chiedendo il divorzio. Contemporaneamente seguiamo l'ascesa del Caimano, da uomo d'affari a uomo politico, al centro dell'interesse pubblico. 

Il profumo delle arance nell'inferno felliniano. "Che strano chiamarsi Federico", di Ettore Scola

di Donato Leoni

Cerco di trovare il film usando internet, in streaming o Emule per scaricarlo (come avrebbe fatto qualunque mio coetaneo), ma non ci riesco in nessun modo. Allora mi informo se viene ancora proiettato in qualche sala, finalmente lo trovo! 
E sembra che l'unico modo per andare a vederlo sia quello di andare al "Greenwich" a Testaccio. Arrivo in un nuvoloso pomeriggio di domenica, entro, e appena seduto mi accorgo di trovarmi in un universo cinematografico totalmente distante da quello che sono abituato a vedere nei Multiplex. Qui si respira ancora l'aria del "vecchio cinema", quello di cui mi parlava mio nonno. Un luogo in cui ci si recava con le uova e una ciotola per farsi "l'uovo sbattuto" e berlo durante la proiezione, mentre si guardava il film. 
Mi accorgo di questo dagli odori che arrivano alla mia poltrona, dalla sala: gente che sbuccia e mangia arance, gente che mangia panini caldi e che si è portata altra frutta da casa, dalla quale emanano odori inebrianti.
Mi sento "a casa", anche perché mia nonna è stata una dipendente dell'Istituto Luce per 41 anni e conosceva benissimo Fellini, quindi mi sento doppiamente motivato a "godermi il film".